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Comunità culturale Sarda a supporto degli artisti, degli scrittori e dei musicisti sardi.

In Sardegna, in tempi di crisi, ma anche di pre-crisi e post-crisi, ci si trova ad assistere a continui inviti rivolti alla salvaguardia dei prodotti tipici: dop, doc, igp presenti nella nostra isola.

 

È un insistente ed accorato appello al “consuma sardo”, “compra sardo”, “tutela sardo”, alla glorificazione del “chilometro zero” messo in atto da istituzioni regionali e da diverse associazioni di rappresentanza tramite appositi spazi all’interno dei principali canali informativi e spot televisivi. È una campagna promozionale che va di pari passo con la trasmissione di video pubblicitari che tendono ad esaltare a tutto tondo le caratteristiche autoctone dei sardi, attingendo dai più stantii luoghi comuni, per arrivare a dipingere il “superuomo” sardo, un’eccellenza della genetica a portata di tutti i nati all’interno del perimetro isolano. Il sardo così dipinto è coraggioso, premuroso, ha una forza (morale, in primis) fuori dal comune, fa parte di un popolo coeso che tutela tutti i suoi figli. I sardi sono depositari di arti millenarie, hanno “traghettato antichi saperi in moderne tecnologie”(per citarne una) e sono gli abitanti della terra dei centenari. 

La procedura per mantenere tale status – a tratti divino – è, implicitamente, quella di alimentarsi esclusivamente con prodotti piantati e cresciuti in Sardegna, pena l’invalidità delle caratteristiche precedentemente citate. 

A parte i produttori di simili leccornie e primizie, chi abita in Sardegna? La nostra isola è divisa in produttori e consumatori? I produttori sono ortolani, casari, allevatori, agricoltori, apicoltori e poi? Dall’altra parte ci sono solo i consumatori/stipendiati statali/assunti a tempo indeterminato? La realtà è ovviamente più complessa. Tra le varie fasce della popolazione ci sono anche coloro che producono arte, in Sardegna. Un’arte che non sempre è assimilata alla tradizione. Una musica non solo di launeddas; un canto non solo a tenore; una scrittura che non racconta solo di Sardegna e del suo mondo. Musicisti, cantanti, pittori, scrittori, artigiani che portano avanti ciascuno un proprio progetto che non sempre contempla le bellezze delle nostre tradizioni e ambisce alla preservazione della nostra identità. È il popolo dei lavoratori dello spettacolo, delle partite iva, di liberi intellettuali ed artisti che vivono in Sardegna, di chi produce la propria arte in Sardegna, anche se non si tratta di arte tradizionale/identitaria sarda. Se è giusto e moralmente apprezzabile l’appello al consumare prodotti sardi, sarebbe così fuori luogo o insensato chiedere che anche chi vive della propria creatività intellettuale e della propria maestria possa ambire a chiedere alla restante popolazione di essere supportato nel proprio lavoro? Al “compra sardo” che mostra un formaggio semistagionato potremo accostare anche un “compra sardo” che invita all’ascolto di un CD di un musicista sardo, alla lettura di un romanzo di uno scrittore sardo, all’acquisto di un’opera di un pittore sardo. 

Per essere più esplicativi: sarebbe auspicabile la nascita di una sorta di solidarietà universale. Chi si trova al centro delle tutele messe in opera nei vari appelli, ovvero ristoratori, allevatori, artigiani “della tradizione”, cuochi impegnati nella conservazione e trasmissione della “cucina della tradizione”, dovrebbe essere, a sua volta, sostenitore dell’altra parte della società. Questo non solo per un fattore etico, ma per non dimenticare che ciò che è considerato sardo oggi spesso arriva da altri Paesi, e che nulla può essere autentico e immutabile, in un mondo nel quale ci si sposta oggi come ci si spostava ieri. Tutto è in continuo divenire, e l’appello alla “conservazione e tutela” si scontra con la creatività propria dell’intelletto umano: se tutto resta uguale a se stesso e se l’unica tutela è riservata al “consolidato sapore” (in senso lato), che fine fa la creatività? Se tutto è già stato inventato e se noi umili discendenti non possiamo fare altro che portare avanti ciò che altri hanno creato, che senso ha l’inventiva? Il senso è chiaro: ciò che non si evolve muore. Non si può pensare che solo le cose di un tempo meritino attenzione, sminuendo tutto ciò che è innovazione, nei vari settori (dalla ristorazione alla musica passando per diverse altre professionalità).

In un circuito virtuoso di una grande “comunità artistica” un ristoratore sardo potrebbe decidere di acquistare un cd di musicisti sardi. Potrebbe deliziare i suoi clienti, durante il pranzo, con tale melodia o appendere alle pareti opere di artisti sardi. Potrebbe essere possibile creare un circolo virtuoso che facesse davvero presa sulla coscienza collettiva e sul senso di appartenenza alla stessa “famiglia”? Perché se è vero che il “chilometro zero” è il nuovo filone da seguire per la strada verso il benessere, è pur vero che in Sardegna ci sono anche tanti, tantissimi artisti che potrebbero essere supportati se fosse riservata loro la stessa propaganda e pubblicità. 

Nei vari punti aderenti, quali ristoranti, punti ristoro, enoteche ecc. si potrebbe esporre un logo del tipo“Amante della Sardegna e di tutte le forme d’arte qui nate”; “Attività aderente alla valorizzazione degli artisti sardi”. In un momento in cui parlare di “globale” è tanto di moda, e nel quale alla globalizzazione si contrappone una visione spesso troppo provinciale, questo potrebbe essere un compromesso funzionale: non fossilizzarsi su ciò che è “nostro“da sempre e attraverso il quale ci identifichiamo, volenti o nolenti, ma cercare di vedere e apprezzare anche ciò che potrebbe riservarci il nostro prossimo, di meno scontato. 

PROPOSTA DI LANCIO

L’Associazione culturale “Àndala Noa”, da anni impegnata nella valorizzazione e nella promozione della cultura a tutto tondo in Sardegna, si fa portavoce di una proposta di costituzione di una Comunità culturale sarda che veda protagonisti coloro che vivono della propria arte, della propria cultura e del proprio intelletto in Sardegna.

 

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